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MilanoArteExpo 23 maggio 2016

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Magda Chiarelli performer: Identità allo specchio – di Samanta Airoldi

di Milano Arte Expo maggio 23, 2016

Magda Chiarelli performer- Identità allo specchio. Di Samanta Airoldi. Assorta in riflessioni sull’insano “narcisismo sociale” dei giorni nostri, mi sono imbattuta in lei…Giovane performer e attrice che ha scelto quale strumento prediletto della sua arte proprio l’amico inseparabile di Narciso: lo specchio!
Di chi sto parlando (ops…scrivendo )? Di Magda Chiarelli. Già il nome la dice lunga: Magda, come Magdala, Maria di Magdala: colei che fu molto amata e che molto amò.
Potrebbe forse essere l’amore, la relazione autentica con l’altro a redimerci da questo folle narcisismo totalizzante? Chissà…
Aveva forse ragione Levinas quando sosteneva che è nello sguardo del “tu” che vedo l’ “io”? Che è solo attraverso l’altro che riesco a cogliere tutto il mio potenziale e a farlo emergere? Sarà forse nello scambio “osmotico” e comunicativo tra differenti singolarità che troveremo la chiave evolutiva?
Magda Chiarelli è un fiume in piena e mi ha catturato la sua visione “magica” dello specchio. In cosa consiste questa”Magia dello Specchio“?

Magda Chiarelli performance Accademia di Brera

“Ognuno di noi continua ad incontrare ad a scontrarsi con
un’immagine di sé sfuggente e in continua evoluzione, in quanto modificata da tutte le superfici riflettenti e da ogni persona che incontriamo: tutti questi specchi a loro modo ci restituiscono l’immagine di una parte di noi che poi noi sommiamo alle altre e a quello che crediamo di sapere.
Il mio lavoro mira a mettere in dubbio questo caleidoscopio di immagini che generalmente diamo per scontato. Ho lavorato su questo durante una performance nel giugno 2014 svoltasi all’Accademia di Brera.”

Dal mito di Narciso la mente vola 1 volta…nessuna volta…o forse centomila volte in direzione Pirandello. Proprio lui che, tra i primi romanzieri, scardinò il tabù dell’unità identitaria dell’individuo: ognuno di noi è uno per se stesso ma quell’immagine è pur sempre frammentata in centomila rimandi che ci arrivano dagli altri perché ognuno ci vede a modo suo e, dunque, alla fine chi siamo? Forse non corrispondiamo a nessuna di quelle immagini, o forse siamo l’insieme di esse. Forse non siamo nessuno o forse siamo centomila che compongono uno solo…

Magda Chiarelli performer e attrice

Forse la più saggia e consapevole di tutti fu la protagonista della novella sempre pirandelliana(divenuta poi spettacolo teatrale) “Così è se vi Pare” la quale si rassegnò a lasciare che ciascuno vedesse in lei ciò che preferiva, ciò che era funzionale al proprio personale “benessere”: in fondo ben poca cosa è sapere chi si è se gli altri, poi, sostengono costantemente tutt’altro. Non esiste identità senza relazione: è nella relazione che trovo conferma, o smentita, di chi sono realmente!
Nello specchio noi cerchiamo molto più di un’immagine; nello specchio noi, ogni volta, cerchiamo la nostra identità: la conferma di essere sempre gli stessi, non tanto quelli che siamo ma quelli che crediamo di essere!
Nello specchio non sono gli occhi a guardare ma le nostre categorie mentali: sono le categorie che vivono nella nostra mente che ci dicono come siamo, non certo gli occhi che sono da esse costantemente influenzati e, pertanto, mai oggettivi scrutatori.
Come sosteneva Kant non entriamo mai in contatto con il “noumeno“, ovvero la realtà per come essa è fattualmente, bensì sempre e solo con il “fenomeno” filtrato dalle nostre categorie di Spazio e Tempo. E lo stesso accade ogni volta che ci guardiamo attraverso lo specchio: guardiamo non già ciò che siamo ma ciò che sappiamo, o crediamo di essere. Per questo non possiamo coglierci e scoprirci per come siamo nella realtà e abbiamo bisogno dell’altro, degli altri.

Magda Chiarelli performance con specchio

L’identità è una questione irrisolta e irrisolvibile: vogliamo continuare a percepirci come le medesime persone che viaggiano nel tempo e nello spazio, illudendoci, tuttavia, che questi spostamenti spazio- temporali non ci apportino alcuna modifica, nel bene o nel male.
Non ci basta avere una memoria che collega il passato al presente per continuare a sentirci “noi”, abbiamo bisogno di uno specchio che ci assicuri che l’immagine che abbiamo di noi stessi è sempre quella…Quella che la nostra mente vuole vedere. E non esisteranno nuove rughe o nuovi capelli bianchi se le nostre categorie mentali non li hanno prima inquadrati, assimilati e accettati…Gli occhi non vedranno ciò che la mente non consentirà loro di vedere.
Starà dunque agli altri farci da tramite con la realtà.Talvolta lo accetteremo, molto più spesso lo rifiuteremo!
“Una performance invece di parlare alla parte razionale si rivolge a quella emotiva e irrazionale grazie a suoni, ritmi, immagini, suggestioni, movimento, etc etc.
Musiche concitate come un tamburo sciamanico dal ritmo tripartito o motivi incalzanti dalla forte carica emotiva creano quel coinvolgimento inconscio e quello scarto dalla realtà che permettono di sperimentare nuovi pensieri e nuovi punti di vista.”

L’importanza del punto di vista altrui mi fa subito pensare al passaggio dal pensiero kantiano (solipsistico) a quello dei filosofi neokantiani i quali hanno saputo sostituire la dimensione trascendentale e spirituale di Kant con la dimensione dialogica e comunicativa che vede nello scambio il suo pilastro portante. Basti pensare alla “situazione comunicativa” di Jurgen Habermas o all’ esercizio di volontà democratica di John Rawls: tutti insieme si stabilisce sulla base di quali regole vogliamo impostare la convivenza civile, lo scambio dialogico, l’assumere il punto di vista altrui…non il “pensare per l’altro” ma il “parlare con l’altro”. Non più “non fare ad altri ciò che non vorresti venisse fatto a te” ma “Chiedi all’altro direttamente quali sono i suoi bisogni, le sue esigenze”.
Dal pensiero alla comunicazione: questo il passaggio fondamentale che la società e la Politica devono fare per non precipitare nel baratro del narcisismo sterile.
Perché non dimentichiamo che Narciso morì di fame e di sete insieme al suo bellissimo ma inutile riflesso!

Samanta Airoldi